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Poesie

 

 

Sonetto

Rima che t'aflosci ancor oggi
dai semi moderni tuoi esatti
in metriche e confusioni d'atti
seminate dalle menti in poggi

deserti, ora cuor il moderno
sa assaporare il tuo sospiro?
O mia dolce perversione, rimiro
i distanti misfatti d'un inverno

che ti lasciai nei miei cassetti
dal male studio e dai bei miei sogni
per scrivere nei miei bei quadernetti

or ti riprendo tra i miei bisogni
soli d'un carcerato tra i tetti
mentre lavoro ai negati sogni

Sentimenti giovanili

Sentimenti che ti passano

ti sfiorano e poi ti lasciano

tutto succede

in uno scroscio di pioggia

un temporale, proprio

come quel giorno

che t'incontrasti:

In ogni lampo,

ogni rimbombo

appaiono ricordi

ormai lontani.

 

 

Cuore d’anziano

 

Quel caseggiato di rovine

corrode il cuore anziano

di chi visse e diede vita

 

Le erbe lo mangiano e lo sfruttano

per la nuova vita, invece a quel

vecchio abitante

rimangono le lacrime

di un passato

 

E quel presente ormai buio

sia per lui, che per i figli,

ormai le tombe sono vicine

non al caseggiato

 

 

Un bacio cieco

 

Un vento delicato
schiaffeggia cecamente
un viso impotente
di salici e tigli
ma non di color vermigli:

ondeggiano due persone
uniti nell'amore.

Tra le parole altrui
e i silenzi d'un gioco
i due si sfiorano
e attendono
insieme alle foglie

sussurrate dal vento..

...con occhi chiusi
una forza d'attrazione
stacca due anime
dall'irrealtà cittadina.

 

 

Le nozze di Cana

 

Scampanii senza tempo

scandiscono il ruggito dissapore

lasciando le menti occidentali

senza miracoli nei brandelli

d'un vestito.

 

Il salvatore legge e rilegge

nella memoria lontana

d'un tempio moderno

di luci e ombre piovose

gli oscuri versi d'un miracolo remoto.

Strane saette moderne

di magnifica fattezza

lasciano la fede nella salvezza

benedetta da moderni argenti:

grandi talenti

di prestigi e animi.

 

Ecco l'attimo.

Lacera e divide lo sposalizio

insieme al sanguineo vino

nell'inferno d'un mezzogiorno

lontano o vicino al nostro tempo

la materia scarna e in brandelli

lascia al posto lacrime taciuturne

nella notte del sacro cuore

umano.

Generazione Zero

 

Siamo la generazione zero,

siamo nati nel benessere

ai piedi dei grandi anni

Siamo quelli di cui nessuno ci vede

Di carta straccia e falsi contratti

Non avremo una pensione,

non avremo un lavoro sicuro,

non avremo l’esistenza Perché vivere allora?

Noi siamo la generazione tutto

figli di un benessere che ci sta divorando,

studiamo, fatichiamo e poi ci uccidiamo.

A che serve gridare?

A che serve l'atipico?

A che serve la nostra politica?

Possiamo contare in questo mondo?

Non sappiamo più di poesia

e nemmeno della borghesia,

ci dimentichiamo d'una generazione

perduta, ci hanno dimenticato.

Questa e' la generazione zero.

 

 

 

Il ricordo dimenticato

 

  

Omicidi nel silenzio

Fragori infimi

In quei luoghi ove si respira

L’ Amore per l’effige umana.

 

Tutto si perpetua

Nei botti di conflitti

Economici  di chi

Ha provato a denunciare.

 

La sardana uccide ancora

Ancora in quei silenzi

Ermetici d’un odio

Umano.

 

Omicidi ricordati

Nelle nevi bicolori

Nei grigi che l’uomo non può ricordare

Affatto.

Ora rimane solo la prosa

Ora ci rimane dissetare

Quell’incoscienza dell’animo

Umano massificato,

in una distonia:

il suono della fratellanza